Per affrontare questo interessantissimo argomento consigliamo la lettura del libro “IL PRIMO JUDO” scritto dall’unico 8° DAN italiano Maestro Franco Cappelletti. Dallo stesso vengono estratti i concetti che andiamo ad illustrare e che vengono applicati nel nostro dojo.
Generalmente le più disparate e a volte non le più importanti.
Pensiamo di poter essere convincenti spiegandovi quanto segue:
il JUDO riveste un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo dei giovanissimi, sia fisico, che psicologico e caratteriale; è inoltre estremamente educativo.
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è un’attività adatta a loro perché più di altre discipline sportive li coinvolge naturalmente ed istintivamente;
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praticato in gruppi offre la possibilità di socializzazione come e più degli sport di squadra;
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facilita la presa di coscienza e di valutazione del proprio corpo nello spazio;
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favorisce un armonico sviluppo fisico in quanto prevede la bilateralità del gesto tecnico;
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postula il controllo della forza nei propri e negli altrui confronti e aumenta la fiducia in se stessi;
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Il JUDO quindi, oltre ad offrire una completa attività formativa fisica, regala un percorso educativo e nello stesso tempo gratificante per il bambino e un’apertura verso il mondo di relazione che comporta confronto con se stessi e con gli altri;
quindi UNA VIA SANA PER DIVENTARE MIGLIORI!!!!!
Nel Judo il bambino ritrova tutta la felicità del gioco libero, non costretto in spazi e tempi predeterminati. A piedi nudi può liberare la fantasia con movimenti naturali e coordinati e ritrovare l’istinto innato della lotta come forma di gioco e riuscire ad incanalare le energie in modo positivo.
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Praticando questa affascinante disciplina si possono raggiungere traguardi importantissimi che coinvolgono non solo la sfera sportiva e quindi fisica; infatti il bambino:
- impara a prendere coscienza del suo corpo e della collocazione delo stesso nello spazio;
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- impara a controllare il proprio equilibrio e quello del compagno, sviluppando quella che viene definita come coordinazione motoria;
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- diventa mano a mano consapevole della propria forza e di come utilizzarla, sviluppando così l’autocontrollo;
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- impara a socializzare a causa dell’abitudine al contatto, derivato dalla natura di sport di coppia;
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- impara ad eseguire il gesto tecnico sia a destra che a sinistra (bilateralità) consentendo uno sviluppo fisico armonico;
- man mano che il bimbo cresce si lavorerà sul perfezionamento dell’attività motoria insegnandogli a controllare il gesto tecnico;
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- il Maestro ha un compito estremamente importante come educatore, perché deve insegnare a controllare la propria forza nei confronti del compagno, a volte più piccolo o più debole, insegnando quindi il rispetto del proprio simile e dell’avversario;
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- il passaggio di grado ovvero di cintura, rappresenta la gratificazione dell’impegno personale;
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il successo di un gesto tecnico in allenamento o in competizione, fa aumentare la fiducia e la sicurezza in se stessi;
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Nel nostro sport ed ancor più nella vita: