A. S. D. Judo Club Marghera

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Judo in pillole - Le Origini

In ogni paese del mondo esiste qualche forma di combattimento senza armi che si è tramandatofino ai giorni nostri.
Si trattava di forme di lotta, in principio intese non come sport, ma semplicemente comemezzo per far intendere agli altri la ragione attraverso l'uso della forza.
Queste forme di lotta erano l'essenza per l'uomo primitivo per poter primeggiare ed eranodestinate ad evolversi nel tempo.
In tutte le regioni del mondo, infatti, ogni popolazione possedeva un sistema di combattimento con armi o a mani nude, che migliorava assieme ai progressi delle civiltà, che riceveva vari influssi e che si adattava alle caratteristiche della popolazione stessa.
E' per questi motivi che dall'evoluzione di queste forme di lotta, nell'Europa occidentalenacque la Boxe e la Lotta, mentre nell'estremo Oriente produsse la Lotta Giapponese ed ilSumo.
L'origine della lotta giapponese si perde nella preistoria, la mitologia racconta che gli stessi DEI impiegassero sistemi di lotta senza armi per ridurre all'impotenza gli abitantidelle provincie orientali.
Un'antica leggenda narra che il sole, deluso dall'umanità, si rinchiuse in una caverna.Non trovando il modo di farlo uscire, gli uomini organizzarono un torneo di lotta; il soleincuriosito, uscì a vedere e fu catturato e rimesso a brillare nel cielo.
La storia narra che in Cina ed Egitto si utilizzavano già raffinate tecniche di combattimento, mentre il Giappone, per millenni, visse isolato dal mondo.Nel V° secolo la civiltà cinese penetrò attraverso la Corea e modificò profondamente lacultura nipponica; questo avvenimento ebbe ripercussioni politiche e culturali inimmaginabili: i monarchi giapponesi inviarono a più riprese missioni culturali in Cina e Corea perconsolidare e approfondire le scienze acquisite.
A quell'epoca il Giappone viveva sotto un regime feudale retto dall'imperatore; il potereera però in realtà esercitato da un governatore militare chiamato Shogun ed il paese eradiviso in distretti militari appartenenti a vassalli dello Shogun, i Daymio, temibiliguerrieri.La lotta e le altre arti marziali trovano, nel Giappone feudale, un meraviglioso terreno persvilupparsi.L'apporto della cultura cinese in fatto di combattimento a mani nude fu notevole: venneroapplicate le avanzate nozioni mediche e i principi taoistici dello YIN e YANG.La conoscenza dei punti vitali dell'organismo permise di sviluppare tecniche di combattimento che si basavano sui colpi inferti: gli atemi.
Dopo il XVII° secolo le tecniche di lotta subiscono due distinte evoluzioni.
La prima riguarda l'evoluzione della lotta giapponese il cui sviluppo si è determinato con l'affermarsi dello scintoismo e quindi a trasformarsi in spettacolo sportivo determinandole origini del Sumo.
La seconda è legata all'evoluzione del Bushido, la filosofia che doveva legarsi in un tutt'uno all'essenza del JU JITSU stesso. L'influenza del buddismo fu qui preponderante ed isamurai che storicamente avevano disprezzato le forme di lotta corpo a corpo perché proprie delle classi inferiori, cominciarono a sviluppare elaborate tecniche di combattimento il cuiprincipio JU (flessibilità) era dominante.
Basandosi dunque su principi filosofici taoisti e buddisti, i samurai (bushi o guerrieri) ripensarono le tecniche di combattimento; nel contempo, vennero ad acquisire censo ed importanza prendendo una coscienza di classe; si diedero una rigida disciplina e comportamentoandando a scrivere il Codice Bushido.
Il XVII° secolo fu particolarmente ricco e segnò il periodo d'oro della pratica del Ju Jitsuil cui repertorio comprendeva tecniche di proiezione, di controllo, di strangolamento e dirottura delle articolazioni e solo in questo secolo fu praticato da tutti in coincidenzadella pace che si instaurò in Giappone e che mise in pratica a riposo i samurai.Con l'espandersi della conoscenza a tutto il popolo, nacquero le scuole di Ju-Jitsu, la più famosa delle quali era la palestra Takenouchi-Ryu che fu fondata nel 1532.
Ogni scuola ed ogni maestro conservava gelosamente i segreti laboriosamente messi a punto.
NEL PATRIMONIO TECNICO DEL JUDO, RIMANE MEMORIA DELLE ANTICHE TECNICHE DELLA SCUOLA DI JU-JITSU KITO RYU: ESSE COMPONGONO "LA FORMA DELLE COSE ANTICHE" OVVERO IL KOSHIKI-NO-KATA.L'iniziazione alle tecniche segrete si operava nel più grande mistero: pochissime scuolemisero per iscritto i loro insegnamenti; la trasmissione era quasi sempre orale.
Questo stato di cose si prolungò fino alla fine del periodo feudale (1867) e, ancora oggi, alcune vecchie scuole di Ju-Jitsu conservano gelosamente i loro segreti.
L'imperatore Mutsu-Hito (1867-1912) introdusse in Giappone la civiltà occidentale e questodeterminò, nel giro di qualche anno, l'adozione delle scienze e delle arti europee. Il rapido mutamento che ne conseguì e l'infatuazione verso la cultura occidentale, misero in cattiva luce tutto ciò che caratterizzava il vecchio regime feudale. Le arti marzialicominciarono ad essere viste con disprezzo e l'introduzione dei fucili e delle armi bianche,favorì l'abbandono dei metodi di lotta.
Soltanto i samurai vi rimasero fedeli, ma nell'epoca Meiji, che tolse agli Shogun i proprifeudi rivalutando così la classe commerciale e contadina, vi fu la definitiva capitolazionedella classe dei samurai che si disperse ingoiata dalla nuova struttura sociale; alcuni furono inseriti nei corpi di polizia, altri furono impiegati nel cercare di mantenere vivo lo spirito del Bushido, che il governo stesso desiderava alignasse presso il popolo giapponese il cui desiderio di aderire alla cultura occidentale lo condusse rapidamente ad unrilassamento dei costumi.
Per i Maestri di arti Marziali vi fu la decadenza assoluta e la tradizione marziale rischiava di scomparire.
Questa era la realtà che si presentò a Jigoro Kano quando si affacciò per la prima volta in una palestra di Ju-Jitsu.